Negli ultimi anni l’interesse scientifico verso l’alimentazione consapevole (mindful eating) è cresciuto significativamente, sia per le sue implicazioni nella regolazione del comportamento alimentare, sia per i potenziali benefici sul benessere psicologico. Un recente studio (Winkens et al., 2019) con partecipanti dai 55 anni in su ha approfondito due aspetti cruciali: l’associazione tra mindful eating e la variazione dei sintomi depressivi nel tempo e il ruolo di mediazione svolto da specifici stili alimentari psicologici in tale relazione.

Mindful eating e sintomi depressivi

L’alimentazione consapevole si riferisce a un atteggiamento attento, non giudicante e intenzionale verso l’esperienza del mangiare, incentrato sul presente. Include aspetti come mangiare con concentrazione, senza distrazioni, prestando attenzione alle sensazioni corporee di fame e sazietà, e mantenendo consapevolezza durante l’intero processo alimentare.

Lo studio ha esaminato quattro domini del mindful eating:

·       mangiare con concentrazione

·       mangiare con consapevolezza

·       mangiare senza distrazioni

·       mangiare in risposta a fame e sazietà

I risultati hanno mostrato che punteggi elevati nei primi tre domini erano significativamente associati a una riduzione dei sintomi depressivi nel corso del follow-up dopo tre anni. Queste associazioni suggeriscono che coltivare un approccio più presente e deliberato all’alimentazione possa avere effetti benefici sull’umore.

Al contrario, il dominio relativo alla risposta ai segnali di fame e sazietà non ha mostrato un’associazione significativa con i sintomi depressivi. Questo risultato contrasta con una precedente indagine trasversale che aveva evidenziato una correlazione positiva. Una possibile spiegazione risiede nei cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento, come la riduzione della sensibilità enterocettiva, ovvero la capacità di percepire segnali corporei interni. Tali variazioni potrebbero interferire con il riconoscimento dei segnali di fame e sazietà, compromettendo l’efficacia di questo dominio del mindful eating.

Il ruolo degli stili alimentari psicologici

Oltre alla relazione diretta tra mindful eating e depressione, lo studio ha esplorato il ruolo di tre stili alimentari psicologici come potenziali mediatori:

·       alimentazione esterna (External Eating): mangiare in risposta a stimoli ambientali o visivi, indipendentemente dalla fame fisiologica.

·       alimentazione emotiva (Emotional Eating): mangiare per regolare emozioni negative.

·       alimentazione restrittiva (Restrained Eating): controllare deliberatamente l’assunzione di cibo per motivi di peso o dieta.

La mediazione significativa più coerente è stata osservata per l’alimentazione esterna. In particolare, i domini mangiare con consapevolezza e mangiare senza distrazioni erano associati a livelli più bassi di alimentazione esterna, che a loro volta erano associati a minori sintomi depressivi. Questo dato è in linea con studi precedenti che hanno mostrato una riduzione dell’alimentazione reattiva a stimoli esterni dopo interventi basati sulla mindfulness.

Inaspettatamente, mangiare in risposta a fame e sazietà era invece associato a un aumento dell’alimentazione esterna e dei sintomi depressivi. Questo paradosso potrebbe essere legato alle alterazioni nell’appetito che accompagnano l’invecchiamento, rendendo più difficile distinguere segnali autentici di fame e sazietà, con conseguente vulnerabilità all’alimentazione disfunzionale.

L’alimentazione emotiva non ha mostrato una mediazione diretta nelle associazioni esaminate, ma le analisi post-hoc hanno rivelato una mediazione seriale: questo suggerisce un meccanismo a cascata, in cui una riduzione dell’alimentazione emotiva, favorita da una maggiore consapevolezza alimentare, può diminuire anche l’alimentazione esterna e, infine, contribuire al miglioramento del tono dell’umore.

Alimentazione restrittiva: un quadro complesso

L’alimentazione restrittiva non ha mediato in modo significativo le associazioni tra mindful eating e depressione. Ciò appare in contraddizione con l’ipotesi che un maggiore ascolto dei segnali corporei riduca il bisogno di controllo cognitivo dell’alimentazione. Tuttavia, alcuni studi precedenti hanno osservato, invece, un aumento della restrizione dietetica in seguito a interventi di mindfulness.

Una spiegazione plausibile è che esistano due tipologie di soggetti restrittivi:

·       diete fallimentari (alta disinibizione, tendenza all’abbuffata)

·       diete riuscite (bassa disinibizione, maggiore controllo)

Il mindful eating potrebbe avere effetti differenti su queste categorie: ridurre la restrizione nei soggetti con diete fallimentari e aumentarla nei soggetti con diete riuscite. Questa variabilità potrebbe spiegare l’assenza di risultati chiari, nonché l’eterogeneità delle evidenze in letteratura sul legame tra alimentazione restrittiva e sintomi depressivi.

Il caso particolare del mangiare con concentrazione

Il dominio mangiare con concentrazione non ha mostrato alcuna mediazione attraverso gli stili alimentari psicologici, suggerendo che altre variabili — forse cognitive o attentive — possano sostenere la sua relazione con i sintomi depressivi. È interessante notare che questo dominio era l’unico associato positivamente all’alimentazione restrittiva, mentre non risultava collegato né all’alimentazione emotiva né a quella esterna. Una possibile interpretazione è che prestare attenzione al cibo durante il pasto rappresenti un processo distinto rispetto alla reattività agli stimoli alimentari ambientali o alla regolazione emotiva tramite il cibo.

Lo studio esaminato offre un importante contributo alla comprensione delle dinamiche psicologiche intercorrenti tra alimentazione consapevole e sintomi depressivi. I risultati suggeriscono che alcune componenti del mindful eating, in particolare mangiare con consapevolezza e mangiare senza distrazioni, possono promuovere il benessere psicologico anche attraverso la riduzione di stili alimentari disfunzionali, come l’alimentazione esterna. Inoltre, emerge l’importanza di considerare la complessità individuale degli stili alimentari, distinguendo tra diverse tipologie di comportamento restrittivo ed emotivo.

Per i professionisti della salute mentale, questi dati sottolineano il potenziale delle pratiche di mindful eating come strumento integrativo nella prevenzione e nel trattamento della depressione, specialmente quando mirate a migliorare la consapevolezza del momento presente e la regolazione emotiva in relazione al cibo.

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BIBLIOGRAFIA

Winkens, L. H. H., Van Strien, T., Brouwer, I. A., Penninx, B. W. J. H., & Visser, M. (2019). Mindful eating and change in depressive symptoms: Mediation by psychological eating styles. Appetite, 133, 204-211.