Negli ultimi decenni, la durata della vita si è notevolmente
allungata, e un numero sempre maggiore di persone raggiunge la vecchiaia in
buone condizioni di salute. Tuttavia, questo fenomeno è accompagnato da una
grande eterogeneità interindividuale, soprattutto per quanto riguarda il
funzionamento cognitivo. La ricerca scientifica (Sánchez-Izquierdo &
Fernández-Ballesteros) ha confermato, attraverso studi trasversali e
longitudinali, che gli anziani mostrano un'ampia variabilità nei cambiamenti
cognitivi attribuibili all’età. Se da un lato alcune abilità tendono a
declinare, dall’altro, alcune capacità restano stabili o addirittura
migliorano. Nonostante il declino cognitivo sia un fenomeno comune con
l’avanzare dell’età, variazioni rapide delle abilità cognitive sono spesso
indicatori di patologia piuttosto che semplici effetti dell'invecchiamento.
Fattori Biomedici e Genetici
Gli studi sui gemelli suggeriscono che i fattori genetici
influenzano le differenze individuali nella traiettoria del declino cognitivo.
Tuttavia, in tarda età, la varianza genetica nelle capacità cognitive tende a
diminuire, mentre i fattori ambientali assumono un peso maggiore. È stato
calcolato che solo il 13,4% della varianza nei punteggi dei test di
intelligenza tra i 40 e i 92 anni è attribuibile all’età cronologica. Altri
elementi, come la perdita sensoriale (udito, vista, equilibrio) e patologie concomitanti
(cardiopatie, ictus, diabete), contribuiscono al deterioramento cognitivo. Tra
queste condizioni, la demenza gioca un ruolo centrale per il suo impatto sul
funzionamento personale e sociale. Tuttavia, alterazioni cerebrali come atrofia
o placche amiloidi, sebbene siano indicatori di invecchiamento patologico,
possono anche comparire in individui anziani sani.
Importante è l’evidenza che, anche in età avanzata, è
possibile migliorare il rendimento cognitivo. Secondo uno studio recente, nonostante
la degenerazione neuronale, il cervello conserva la capacità di aumentare
l’attività neurale e costruire una “impalcatura” neurale per compensare i
deficit. In questa ottica, la plasticità comportamentale e l’interazione con
fattori ambientali, stili di vita e abitudini salutari diventano centrali.
Il Modello SOC e la Plasticità Cognitiva
Il modello della “Selezione, Ottimizzazione e Compensazione”
(SOC) di Baltes e Baltes rappresenta un contributo fondamentale alla
comprensione dell’invecchiamento positivo. Secondo questo modello, gli anziani
possono mantenere un buon funzionamento cognitivo selezionando condizioni
ambientali favorevoli, ottimizzando le competenze e compensando gli effetti
dell’età o le circostanze avverse. Questa prospettiva, convalidata anche dalle
neuroscienze, è sostenuta dalla scoperta della neurogenesi nell’età avanzata:
il cervello è in grado di generare nuovi neuroni e connessioni sinaptiche,
anche in età avanzata.
Il modello SOC ha ispirato numerosi programmi di intervento
per l’invecchiamento attivo e positivo, molti dei quali si sono dimostrati
efficaci nel migliorare le capacità cognitive e la qualità della vita degli
anziani.
Fattori Psicocomportamentali di Arricchimento Cognitivo
L’OMS definisce l’invecchiamento sano come “il processo di
sviluppo e mantenimento della capacità funzionale che consente il benessere in
età avanzata…e che dipende dalle Capacità Intrinseche (CI, cioè l’insieme di
tutti gli attributi fisici e mentali), dagli ambienti socioeconomici e fisici e
dall’interazione tra questi”. Una vasta letteratura conferma il ruolo dei
fattori psicocomportamentali — come lo stile di vita, la personalità, il
controllo percepito, l’attività fisica e sociale — nel modulare il funzionamento
cognitivo.
L’istruzione è il predittore più consistente del livello e
della traiettoria del cambiamento cognitivo. Essa influisce non solo sulle
abilità cristallizzate e sulla memoria, ma può anche modulare la plasticità
cerebrale. Tuttavia, studi longitudinali indicano che i vantaggi associati a
un’istruzione elevata possono attenuarsi nel lungo termine. Altri fattori, come
lo status occupazionale, il reddito e l’assistenza sanitaria, influenzano
anch’essi il funzionamento cognitivo. L’attività lavorativa complessa e il
pensionamento posticipato sono stati associati a un minor declino cognitivo e a
una minore incidenza di demenza.
Anche uno stile di vita intellettualmente stimolante, che
comprenda attività ricreative e complesse, protegge dal declino cognitivo.
Queste attività sembrano favorire il mantenimento delle abilità cognitive
quotidiane, ridurre i problemi di memoria e migliorare il funzionamento
complessivo.
L’Importanza del Training Cognitivo e dell’Esercizio
Fisico
L’ipotesi dello “use-it-or-lose-it” ha guidato negli
ultimi decenni lo sviluppo di interventi di training cognitivo. Sebbene alcune
revisioni sistematiche abbiano rilevato effetti limitati all’abilità allenata,
altri studi dimostrano effetti positivi generalizzabili, anche su abilità non
specificamente esercitate. È stato osservato che la plasticità cognitiva può
persistere anche oltre gli 80 anni.
Alcuni studi hanno rilevato effetti neurali significativi
dell’allenamento cognitivo, soprattutto nel network fronto-parietale.
Interventi ben progettati hanno mostrato benefici nella memoria, nelle funzioni
cognitive globali, nello stile di vita e nella soddisfazione personale, anche
se, in assenza di esercizio continuativo, i guadagni tendono a regredire. Un
esempio notevole è lo studio di Jones et al., secondo cui, a cinque anni
dall’intervento, i partecipanti mantennero il 125% dei guadagni iniziali in compiti
di memoria.
Le tecnologie digitali hanno aperto nuove frontiere per
l’allenamento cognitivo. Programmi computerizzati o videogiochi cognitivi,
accessibili da casa, stanno diventando strumenti diffusi. Tuttavia, solo alcuni
di questi programmi hanno dimostrato reali benefici in termini di “transfer
effects”, ovvero la generalizzazione dei miglioramenti cognitivi alla vita
quotidiana.
Attività Fisica e Salute Cognitiva
L’attività fisica è forse il fattore di stile di vita più
importante per l’invecchiamento di successo. Secondo l’OMS, qualsiasi movimento
corporeo che comporti un dispendio energetico ha effetti benefici. È stato
suggerito che la forma fisica agisce come fattore neuroprotettivo
nell’invecchiamento. L’esercizio cardiovascolare è associato a un miglioramento
delle funzioni cognitive e a una riduzione del declino cognitivo. In
particolare, è stata osservata un’associazione tra attività fisica aerobica e
aumento del volume ippocampale, oltre che della materia grigia e bianca.
Una revisione di studi epidemiologici e di intervento ha evidenziato che l’attività fisica riduce del 38% il rischio di declino cognitivo, del 28% il rischio di qualsiasi tipo di demenza e del 45% il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Inoltre, l’esercizio fisico migliora funzioni esecutive, apprendimento e memoria.
L’evidenza scientifica dimostra che il funzionamento cognitivo nell’età avanzata non è determinato unicamente dall’età cronologica. Fattori genetici, ambientali, psicologici e comportamentali interagiscono in modo complesso nel definire la traiettoria del declino o della stabilità cognitiva. Per i professionisti della psicologia, risulta essenziale promuovere stili di vita attivi, stimolanti e salutari, nonché progettare e sostenere interventi individualizzati di training cognitivo e supporto psicologico. L’invecchiamento può essere un’opportunità di crescita e sviluppo, se adeguatamente supportato da scelte comportamentali e ambientali favorevoli.
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Bibliografia
Sánchez-Izquierdo, M., & Fernández-Ballesteros, R. (2021). Cognition in healthy aging. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(3), 962.
