Siamo abituati a pensare agli atleti delle olimpiadi come perfetti performer. Sicuri, coraggiosi. Li vediamo affrontare le sfide con scioltezza, la competenza permette loro di far sembrare tutto facile, semplice e armonioso.
Dimentichiamoli, guardandoli, di avere di fronte degli esseri umani. Eroi nazionali che portano con sé coppe, medaglie ma anche insicurezze e paure.
È stato evidente, in mondovisione, questo 13 febbraio. Ilia Malinin, “The Quad God”, è caduto, per ben due volte. E non è dipeso dal ghiaccio, da un infortunio o dalla mancanza di riposo.
Mi sono sentito sopraffatto, come se fossi fuori controllo, ho sbagliato tutto. La pressione delle Olimpiadi ti colpisce davvero. È come se non mi fossi reso conto di dove mi trovassi nel programma. Eppure avevo tanta fiducia. Ho rivissuto i traumi, e mi sono sentito sopraffatto. Come se precipitasse tutto dentro, pensieri negativi. Non ho elaborato quello che è successo, ci vorrà un po’. È andata così, non si può tornare indietro, anche se mi piacerebbe.
Le infinite ore di allenamento, la maniacale attenzione al programma, la disciplina, il desiderio di primeggiare, non sono stati sufficienti a vincere le “battaglie invisibili” di Malinin. Come capita a tanti, olimpionici e non, Malinin ha sofferto di ansia sportiva.
L’ansia sportiva riguarda ciò che l’atleta pensa, sente nel corpo e il modo in cui interpreta la situazione competitiva. Si manifesta come una sensazione di preoccupazione o minaccia prima o durante una gara e può coinvolgere diversi livelli: a livello cognitivo, include dubbi, pensieri negativi, paura di fallire o timore del giudizio; a livello fisico, può tradursi in tensione muscolare, aumento del battito cardiaco, agitazione o difficoltà di concentrazione; a livello psicologico, può generare insicurezza e ridurre la fiducia nelle proprie capacità.
Numerosi studi hanno evidenziato che l’ansia sportiva è un fattore psicologico chiave nella performance: livelli elevati possono ridurre l’efficacia dell’atleta e, in alcuni casi, portare all’abbandono dell’attività sportiva. Lo studio di Bukhari, Fahd, Tahira e Yaseen (2021), Impact of Sports Anxiety on Sports Performance of Players, conferma che l’ansia è un predittore significativo delle prestazioni, mostrando una relazione negativa: maggiore è l’ansia, minore tende a essere la performance. Sebbene non sempre negativa, l’ansia non gestita adeguatamente può ostacolare la prestazione, poiché attiva risposte naturali del corpo e della mente che influenzano concentrazione, tensione muscolare e fiducia nelle proprie capacità (Raglin & Hanin, 2000; Robinson & Freeston, 2015; Dosil, 2006).
Cosa può quindi fare un atleta?
L’ansia non si può eliminare completamente, ed è corretto dire che un livello moderato d’ansia può anzi essere funzionale per aumentare la concentrazione e la prontezza nelle prestazioni. L’atleta può quindi imparare a gestirla ed è fondamentale che vi sia un supporto psicologico mirato.
A tal proposito, negli ultimi anni si sono presi sempre più in considerazione i benefici della mindfullness.
La mindfulness è un insieme di pratiche laiche, ispirate alle tradizioni contemplative, che mirano a sviluppare la consapevolezza del momento presente. Queste pratiche aiutano a osservare i propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche senza giudizio, favorendo una maggiore attenzione e regolazione delle risposte emotive e cognitive. La mindfullness non vuole andare ad eliminare pensieri o emozioni, ma insegna a osservarli, comprenderli e gestirli in modo più consapevole, aumentando la capacità di concentrarsi e di rispondervi in maniera equilibrata.
Non ci sono ancora molti studi sugli effetti della mindfulness sull’ansia sportiva, ma uno studio interessante è quello di Chen et al. (2021), intitolato The effects of Mindful Sport Performance Enhancement (MSPE) training on mindfulness and flow in national competitive swimmers. Questo lavoro ha valutato gli effetti di un programma di Mindful Sport Performance Enhancement (MSPE) su sedici nuotatori adolescenti agonistici, confrontando il gruppo MSPE (n = 9) con un gruppo di programma tradizionale di rilassamento (RT, n = 7) per una durata di otto settimane, analizzando l’impatto della mindfulness. I risultati hanno mostrato che i nuotatori del gruppo MSPE hanno migliorato significativamente alcuni aspetti del flow – lo stato di concentrazione e coinvolgimento ottimale durante l’attività sportiva – in particolare:
• Merging tra azione e consapevolezza, cioè la capacità di essere completamente assorbiti dall’attività senza distrazioni;
• Perdita dell’autocoscienza, riducendo la preoccupazione per il giudizio degli altri e aumentando la concentrazione;
• Chiarezza degli obiettivi, cioè la capacità di focalizzarsi sugli stimoli rilevanti per la performance.
Questi cambiamenti indicano che la pratica della mindfulness aiuta gli atleti a sviluppare una maggiore attenzione consapevole e a vivere l’attività in uno stato di flow, che è correlato a prestazioni ottimali e a una migliore regolazione delle emozioni. Anche se le abilità generali di mindfulness non sono aumentate in modo significativo, l’intervento ha comunque favorito l’esperienza di flow e il controllo delle emozioni durante l’allenamento e la competizione.
In pratica, questo significa che la mindfulness può:
• Ridurre l’impatto dell’ansia e del giudizio sociale sulla prestazione;
• Migliorare la concentrazione e l’attenzione durante la gara;
• Favorire l’esperienza di flow, uno stato in cui l’atleta è completamente coinvolto e performa al meglio.
In sintesi, i risultati dello studio di Chen et al. (2021) suggeriscono che la mindfulness può essere un efficace strumento per gli atleti non solo per migliorare il flow e la concentrazione, ma anche per gestire l’ansia sportiva. La pratica consapevole aiuta a ridurre l’impatto delle preoccupazioni e del giudizio sociale, aumenta la focalizzazione sugli stimoli rilevanti per la performance e favorisce uno stato di coinvolgimento ottimale nell’attività. In questo modo, gli atleti possono affrontare meglio le situazioni stressanti tipiche delle gare, mantenendo il controllo emotivo e ottimizzando le proprie prestazioni. La mindfulness, quindi, non è solo una strategia di benessere psicologico, ma anche una risorsa concreta per migliorare la gestione dell’ansia e la qualità della performance sportiva.
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BIBLIOGRAFIA
Bukhari, F. K., Fahd, S., Tahira, R., & Yaseen, M. (2021). Impact of sports anxiety on sports performance of players. Pakistan Journal of Humanities and Social Sciences, 9(3), 581–586. https://doi.org/10.52131/pjhss.2021.0903.0163
De Pisapia, N., & Gregucci, A. (2017). Mindfulness: Moda o rivoluzione? [Mindfulness: Fashion or revolution?]. Giornale Italiano di Psicologia, 44(2), 249–270.
French, M. (2026, 18 febbraio). Figure skater Ilia Malinin says Olympic pressure impacted performance. Healthline. https://www.healthline.com/health-news/figure-skater-ilia-malinin-performance-anxiety-winter-olympics#Why-couldn-t-Malinin-handle-Olympic-pressure
Jin, W. (2024). Sports anxiety. In Z. Kan (Ed.), The ECPH encyclopedia of psychology. Springer. https://doi.org/10.1007/978-981-97-7874-4_1029
